Sembra strano pensare che il corpo e la mente possano davvero parlarsi, comunicare in qualche linguaggio a noi sconosciuto e quindi di difficile codificazione, ma è cosi.

Ce lo insegna la psicosomatica, disciplina volta allo studio delle malattie in una prospettiva di multifattorialità e complessità, in cui sia la componente medica sia quella psicologica sono contemplate in egual misura.

Secondo Carl Rogers, uno dei padri della Psicologia Umanistica e fondatore della Terapia Centrata sul Cliente, tra gli elementi fondamentali di ogni relazione di aiuto ed educativa ci sono tre condizioni necessarie e sufficienti.

Non si tratta di tecniche, ma di atteggiamenti che hanno a che fare con un modo di essere che facilita la crescita e la consapevolezza.

La relazione d’aiuto può essere definita come quel rapporto interpersonale che intercorre tra terapeuta e paziente e che sostanzia il processo di aiuto al fine di favorire la crescita e la consapevolezza della persona.

Non si attiva spontaneamente ma va creata e sostenuta.

La diagnosi di tumore è uno degli eventi più temuti. Forse perché, oggi più di prima, lo conosciamo molto bene, soprattutto nei suoi effetti, nel suo impatto sulla persona e su chi la circonda, nelle cure che implica ed in ciò che esse comportano. Associamo dolore, sofferenza, rabbia, lunghi tempi di attesa, poi parrucche, foulard, stanchezza, interventi chirurgici.
Lo conosciamo, in qualche modo, eppure quando arriva la diagnosi siamo comprensibilmente e totalmente impreparati: “Cosa devo fare? Come mi devo muovere? Cosa succederà?”

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