La diagnosi di tumore è uno degli eventi più temuti. Forse perché, oggi più di prima, lo conosciamo molto bene, soprattutto nei suoi effetti, nel suo impatto sulla persona e su chi la circonda, nelle cure che implica ed in ciò che esse comportano. Associamo dolore, sofferenza, rabbia, lunghi tempi di attesa, poi parrucche, foulard, stanchezza, interventi chirurgici.
Lo conosciamo, in qualche modo, eppure quando arriva la diagnosi siamo comprensibilmente e totalmente impreparati: “Cosa devo fare? Come mi devo muovere? Cosa succederà?”

Le statistiche più recenti mettono in luce un dato poco confortante: si abbassa l’età della diagnosi di tumore e aumenta quella in cui si diventa genitori per la prima volta. Risultato: ci sono sempre più figli piccoli con genitori che si ammalano di tumore, costretti a confrontarsi con vissuti di paura, preoccupazione, angoscia e sofferenza. Tali aspetti risultano ancor più significativi se si considera che in Europa e nel nord America oltre il 25% dei soggetti affetti da neoplasia ha uno o più figli di età inferiore ai 18 anni (De Benedetta G., Ruggiero G., Pinto A., 2008).
Questo pone la difficile questione sulla possibilità di informare o meno il figlio minore circa la malattia da cui la mamma o il papà è affetto.

Ognuno di noi ha avuto nella propria vita, in modo più o meno significativo, esperienze traumatiche. Esse irrompono improvvisamente, spesso alterando il nostro precedente modo di vivere, l’immagine che avevamo costruito di noi stessi/del mondo ed impattandoci negativamente.

Ne esistono di diverse forme:

Ognuno di noi è unico. L’aspetto fisico e altre caratteristiche percepibili ci distinguono dagli altri. I nostri documenti personali ci dicono in ogni momento chi siamo.

Eppure per riconoscerci veramente come noi stessi abbiamo bisogno di qualcos’altro, di qualcosa che ci permetta di scoprire il senso del nostro essere e del nostro operare, qualcosa che ci permetta di identificarci come una persona colta in tutta la sua irripetibilità, qualcosa che premetta di sviluppare un senso di soggettività personale.

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